lunedì 5 maggio 2014

Cartoline da magnifici tristissimi luoghi

Scrivere questo breve post non mi risulta affatto piacevole: perché può contribuire a dare l’impressione che la zona in cui vivo – la provincia di Foggia – sia irrimediabilmente, costituzionalmente disastrata, senza alcuna speranza di redenzione. Un pensiero del genere è non solo inesatto – perché anche in una realtà così difficile ci sono tante persone valide che si danno da fare per migliorare le cose – ma soprattutto dannoso nel suo essere mortificante, nel suo autorizzare al disimpegno, alla resa, “che tanto le cose non cambiano”: un atteggiamento parassitario che da queste parti – e credo in tante altre – produce solo mali e complici dei mali.
Qualche tempo fa, QUI, vi parlai della Fortezza Angioina di Lucera, un gioiello autentico di architettura medievale con sedimentazioni storiche che giungono fino ai romani; e, in diverse occasioni, vi ho parlato della Regia Masseria del Pantano di Foggia, complesso di origini federiciane. Entrambi i siti sono tornato a visitarli di recente, e purtroppo le loro condizioni sono tutt’altro che migliorate.






Le prime foto riguardano la Fortezza Angioina che, con le piogge copiose degli ultimi tempi, ha visto buona parte dell'enorme spazio all’interno delle mura tramutarsi in una sorta di disordinata boscaglia che rende la visita completa del sito ancor più impervia. Se durante la mia prima visita era rischioso addentrasi nelle varie torrette che costellano la cinta muraria, ora è diventato impossibile anche il solo avvicinarsi ad esse – tuttavia, come ci insegna il simpatico vecchietto nella foto, un vantaggio c’è: per via delle piogge cresce una rucola che più biologica e saporita non si può, bisogna approfittarne!
Come se non bastasse, la magnifica Torre della Leonessa è diventata luogo di una strana commistione tra arte antica e contemporanea: autori dei dripping della terza foto credo siano piccioni.
Insomma, sono passati quasi due anni dalla mia prima visita alla Fortezza che vi documentai nell’altro post: se qualcosa è cambiato, è cambiato in peggio. E di questo io per primo provo un’enorme vergogna.






Sulla Regia Masseria del Pantano non c’è purtroppo molto altro da aggiungere rispetto a quello che già ho scritto in altre occasioni. Il punto è che ogni volta che ripasso lì vicino, il magone diventa sempre più grosso: vederla poi così, assediata e quasi inghiottita dalla vegetazione selvaggia che ne copre la parte bassa del perimetro [1] e, dunque, una parte importante di quel che da fuori si può vedere dell’interno, getta davvero nello sconforto; nel farsesco, invece, fa piombare la ridicola recinzione, tra l’altro rotta in più punti, che è messa lì a proteggere non si sa bene come un cadavere volutamente e criminosamente lasciato in decomposizione.





Devo tuttavia aggiungere che le situazioni della Fortezza e della Masseria mi sembrano da un fondamentale punto di vista diverse: molto diverso è infatti il contesto in cui si trovano.
Foggia e Lucera distano tra loro venti chilometri scarsi: ma sono venti chilometri che conducono da una realtà, Lucera, che tiene alla sua storia, la conosce, la cura, una realtà che dunque è orgogliosa di se stessa e delle sue radici (di recente è stato ultimato il restauro dell’Anfiteatro romano) a un’altra, quella foggiana, che il suo passato non lo conosce o che, quando lo conosce, lo lascia lì a morire infischiandosene. I foggiani tengono a ben altre cose: al calcio, soprattutto, unico vero collante di una comunità priva di altri legami identitari.
Ecco perché se per il futuro della Fortezza Angioina sono, nonostante tutto, ottimista, per la Masseria un futuro non riesco proprio a vederlo: definitivamente collassata, sarà sostituita da ben più redditizi palazzi.

D’altronde, a Foggia negli ultimi tempi sta succedendo una cosa che potrebbe portare la città all'avanguardia della guerra alla cultura, rendendola un piccolo e interessante laboratorio di sperimentazione: un vero e proprio attacco alle istituzioni culturali della città – cliccate QUI.
Ora, se non si riesce ad avere rispetto e considerazione per un luogo che, come la Biblioteca Provinciale, è amato e altamente frequentato – in primis dai giovani – e dunque svolge una attività culturale viva e attiva, palpabilissima, come si può pretendere che qualcuno dei troppi politicanti foggiani prenda a cuore i destini di un fastidiosissimo rudere, ostacolo materiale a quella speculazione edilizia particolarmente attiva proprio nella zona in cui esso ha la sfortuna di sorgere?




[1] A breve comincerò a leggere la tesi di laurea di un giovane archeologo foggiano, Luca D’Altilia, da cui ricaverò informazioni più precise su questo sito. Ne approfitto per ringraziare Roberta Meloni per le foto della Masseria.

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