lunedì 3 novembre 2014

Testimonianza su Luciano Bellosi - di Giovanna Ragionieri

È con enorme piacere che vi presento oggi, sulle pagine di questo blog, un articolo che porta la firma di Giovanna Ragionieri (1952), una storica dell’arte il cui nome, se studiate la pittura italiana tra la fine del Duecento e il Trecento – in particolare Giotto, Duccio di Buoninsegna, Simone Martini, i Lorenzetti – molto probabilmente non vi giungerà nuovo.
Ed è un piacere pubblicarlo anche perché qui la Ragionieri ci propone un intenso ricordo di uno dei più importanti storici dell’arte italiani del secolo scorso, di cui è stata allieva e preziosa collaboratrice: Luciano Bellosi (Scandicci, 7 luglio 1936 - Firenze, 26 aprile 2011)
Il testo è stato presentato alla commemorazione di Bellosi, organizzata da Alessandro Angelini il 24 giugno 2011 a Siena dal Bullettino senese di storia patria, all'indomani della scomparsa dello studioso - ne approfitto per ringraziare Angelini per aver gentilmente concesso la pubblicazione di questo scritto.
Buona lettura.




Testimonianza su Luciano Bellosi – di Giovanna Ragionieri


Luciano Bellosi


Luciano Bellosi era un vero maestro, anche se alieno da pose carismatiche, e il dialogo con lui era un’occasione di formazione continua.
Ho creduto a lungo che gli aspetti più efficaci del suo insegnamento risiedessero nel dialogo privato, che spaziava da revisioni accuratissime dei testi a gradevoli conversazioni e divagazioni. Ma anche le sue lezioni pubbliche, presentate con una dizione piana e mai sfolgoranti di effetti retorici, risaltano nel ricordo per la loro incisiva originalità.
Per questo rispondo all’invito di Alessandro Angelini, che ringrazio per aver organizzato questo incontro, con una testimonianza sulle prime lezioni di Bellosi da me ascoltate.
Eravamo in via Fieravecchia, nella sede della facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Siena. In quella facoltà, animata da Giovanni Previtali e da altri studiosi di grande livello come Fiorella Sricchia, Bellosi sarebbe divenuto docente ordinario nel 1979, ma nel 1976-1977, ancora funzionario della Soprintendenza fiorentina, era già titolare di un incarico di Storia dell’arte medievale. Nell’ambito del corso propedeutico di Storia dell’arte gli erano stati assegnati quattro incontri nei pomeriggi del 17, 18, 19 e 24 novembre 1976.
Non ricordo il titolo del breve ciclo di lezioni. Gli appunti che conservo riportano la dicitura Avvicinamento pratico all’opera d’arte. Vicende dell’oggetto d’arte - alterazioni fisiche e “mentali” (cioè d’uso).
Alcune delle opere mostrate in quell’occasione, con diapositive montate su due proiettori affiancati, come Luciano ha continuato a fare anche dopo l’avvento del computer e del videoproiettore, erano notissime, altre sconosciute. Tutte, però, furono presentate secondo un’impostazione diversa da quella dei manuali di liceo o dei saggi di critica d’arte che mi era accaduto di leggere.
Sentimmo parlare di:
-          alterazioni subite dai materiali
-          cadute di colore
-          trasformazioni dell’aspetto figurativo determinate da aggiunte e ridipinture
-          opere danneggiate dalle guerre
-          sfregi inferti dai fedeli per motivi devozionali
-          quadri a più mani
-          crocifissi tardogotici sagomati
-          riquadrature quattrocentesche dei polittici gotici
-          sculture mutilate per scopi collezionistici.
Bellosi ci ricordò che non sempre la data iscritta su un’opera corrisponde all’anno di esecuzione.
Segnalò che nei falsi troviamo spesso accostati modelli diversi, ma senza pretendere di trasmetterci una ricetta infallibile per individuarli.
Presentò esempi di restauri che hanno contribuito alla migliore conoscenza di un’opera; auspicò un intervento nella cappella Brancacci, che avrebbe potuto rivelare una gamma cromatica ben diversa da quella bruna che allora la caratterizzava, cosa che avvenne circa un decennio dopo.
Chiarì senza equivoci che il fondo blu degli affreschi è un fondale equivalente all’oro delle tavole. L’enfasi con cui sottolineava la preziosità del lapislazzuli ha determinato in me e in altre allieve un gusto particolare per questo minerale. Dopo decenni di insegnamento nella scuola secondaria superiore, posso testimoniare che ci sono ancora manuali e docenti che scambiano questo blu per l’azzurro del cielo.


Beato Angelico, Crocifissione affrescata nella Sala Capitolare del convento (ora Museo) di San Marco a Firenze,
1437-45 ca. L'azzurrite originaria del fondo, caduta, lascia visibile solo il colore preparatorio.























Molti esempi erano relativi ad artisti e opere che aveva studiato. Lorenzo Monaco era stato oggetto della sua tesi di laurea e del saggio Da Spinello Aretino a Lorenzo Monaco pubblicato in “Paragone” nel 1965; su Jacopo di Mino del Pellicciaio, di cui vedemmo in quell’occasione l’Incoronazione della Vergine di Montepulciano, aveva scritto un articolo monografico nel 1972. Al ciclo pisano del Trionfo della Morte era dedicato il suo primo libro, intitolato appunto Buffalmacco e il Trionfo della Morte, edito da Einaudi nel 1974, con l’attribuzione di questi affreschi al maestro fiorentino celebrato dai novellieri; mi sorprese che per studiarli fosse stato necessario ricorrere a fotografie anteriori alla seconda guerra mondiale. Da questo libro provenivano altri esempi: i rifacimenti di Andrea Vanni in una zona abbastanza vasta del Buongoverno di Ambrogio Lorenzetti e la revisione cronologica della pittura bolognese del Trecento, con l’introduzione della figura dello Pseudo Jacopino, gli uni e l’altra frutto dell’analisi dei dati forniti dai costumi dei personaggi.
Alcune opere viste in quelle lezioni sarebbero state studiate da Bellosi nei decenni seguenti. Gli affreschi di Cimabue ad Assisi erano un tema obbligato, per l’ossidazione della biacca e le abrasioni del fondo, anche per chi non nutrisse particolare interesse per il pittore fiorentino, al quale peraltro Bellosi dedicò nel 1998 una monografia fondamentale e appassionata.
Vedemmo la tavoletta delle Oblate di Careggi, in uno stato di conservazione disastroso e attribuita con qualche incertezza a Giottino, sul quale sarebbe apparso un suo contributo nel 2001.
Sull’arte del medioevo a Prato scrivemmo negli anni ottanta, con Bellosi e Angelini, un testo pubblicato nel 1991 nella Storia di Prato fondata da Fernand Braudel: nelle lezioni del 1976 gli affreschi della cappella Bocchineri del duomo di quella città erano presentati tra i dipinti a più mani, come un’opera di Paolo Uccello con figure di Andrea di Giusto.
Già in questi primi incontri Bellosi rivelò il proprio appassionato interesse per la figura di Bartolomeo della Gatta, suscitato probabilmente dall’esperienza della mostra del 1970 Arte in Valdichiana. È un motivo di vero rammarico che non abbia mai potuto realizzare una mostra su questo grande artista, che gli sarebbe piaciuto poter allestire in palazzo Strozzi a Firenze, in un ambiente cronologicamente prossimo ai tempi della vita del pittore, fiorentino di nascita anche se attivo soprattutto nella Toscana meridionale.
Di tutto quello che Luciano ci mostrò in quelle lezioni resta per me memorabile la fotografia del Crocifisso ligneo di Donatello in Santa Croce a Firenze che diviene, con la rotazione delle braccia, un Cristo in pietà da esporre il venerdì santo. La scoperta che questo capolavoro poteva mutare di aspetto e di funzione secondo le esigenze della liturgia è una delle cose più importanti che ho imparato nel corso dei miei studi e mi ha insegnato a collocare ogni opera nel suo contesto.

Il Crocifisso di Donatello, realizzato tra il 1406 e il 1408 circa per Santa Croce a Firenze, qui con le braccia in
pietà [ringrazio Giovanna Ragionieri per il regalo di queste due immagini]

3 commenti:

  1. Cara Giovanna, grazie per il prezioso ricordo.
    Nel tuo articolo usi più volte l'aggettivo "appassionato": niente di più vero...ricordo il corso monografico su "La Porta della Mandorla e l'arte a Firenze nel primo Quattrocento" (1993-1994): rimasi colpita - e commossa - dalla passione amorosa con cui Luciano Bellosi descriveva la tenera verità di gesti e affetti di alcune "Madonne" in terracotta da lui attribuite al giovane Donatello, o del Dio Padre che sorregge la barcollante e umanissima Eva nel rilievo del Museo dell'Opera del Duomo di Firenze: chissà se nel nuovo allestimento verrà esposto nella sua corretta posizione, come suggeriva e auspicava il nostro Professore......

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  2. Come sempre questo blog sa dare "appunti di storia dell'arte" di una qualità rara da trovare in rete!
    Complimenti!

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    1. Ti ringrazio... questa volta il merito è tutto di Giovanna Ragionieri! ;)

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